Venezia83/5 – Habemus amorem?

Venere è entrato in Scorpione perciò è giunto il momento di parlare d’amore. È abbastanza scorpionico in effetti l’amore rappresentato da The echo chamber cui ho già accennato nella seconda puntata di questo fluviale resoconto (che serve più a me che a voi, ca va sans dire : ) ). Fin dal titolo siamo nel cinema da camera prediletto da Bertolucci nei suoi ultimi film, dopo che negli anni precedenti aveva spaziato fra deserti e Himalaya. E in qualche modo The echo chamber può essere visto come un altro modo di declinare lo spazio chiuso, che può essere prigione (L’assedio), può essere allontanamento dal mondo (The dreamers) e può essere ossessione, come in questo film che mi ha richiamato alla memoria Il filo nascosto di PT Anderson perché gioca con le ambiguità insite in quel non-concetto che è “l’amore” e in certi suoi concetti affiliati come attaccamento, dipendenza, cura, potere.

Andrea Pallaoro, Luca Marinelli, Susan Sarandon e Alicia Vikander in Concorso con The echo chamber

È un film socratico, laddove Socrate avrebbe le sembianze di Susan Sarandon, e buttala via. Ma, come ho già scritto, Alicia Vikander per me ha offerto una prova anche superiore a quella con Assayas e non avrebbe demeritato la Coppa Volpi, anche se quest’anno mi sono entusiasmata per diverse interpretazioni femminili.

Nanni Moretti e Louis Garrel dietro le quinte di Succederà questa notte

In qualche modo è un’ossessione anche quella di Succederà questa notte di Nanni Moretti, che fin dal titolo sembra uno di quei film frivolini di Woody Allen. Ma Nanni non è Woody, innanzitutto perché non fa sempre lo stesso film. In genere i registi, specialmente quelli anzianotti da Schrader ad Almodóvar, tendono a restare nella loro echo chamber, beninteso senza che ciò gli impedisca di realizzare film notevoli, anzi spesso riuscendo a raggiungere una purezza cinematografica cristallina, penso agli ultimi film di Pedrito. Ma Nanni Moretti non è mai stato quella cosa lì e il suo cinema è cambiato almeno 4 volte in questi 50 anni, sospetto anche perché mi sembra un tipo cui dà fastidio essere dato per scontato, venire etichettato.

Jasmine Trinca e Louis Garrel finalmente insieme in Succederà questa notte

Stavolta ha proprio voluto strafare e ha realizzato il film più romantico che c’è. Questa è la prima cosa che mi ha spiazzata di Succederà questa notte. E attenzione, non stiamo parlando della raffinata commedia sentimentale francese ma di quella hollywoodiana che poteva andare all’inizio degli anni Duemila e che quel nouveau bourgeois di Matthew McConaughey ha disconosciuto. L’aspetto assolutamente inedito è dato dal coefficiente immaginifico del genere commedia romantica combinato al cinema morettiano. Il cinema morettiano si nutre abbondantemente di astrazione ma applicata ad altri versanti, perciò questo cocktail crea oggettivamente un oggetto strano e disorientante, che sembra collocarsi nel genere utopico di Habemus papam: habemus amorem? Le persone serie vi diranno che è un film che ci dice del concetto di cinema di Moretti; io vi dico che il concetto d’amore che esprime va senza dubbio sotto il segno del Cancro (del resto Moretti ha in Cancro nientemeno che Venere, che ve lo dico a fa’).

Bucking Fastard di Werner Herzog con le sorelle Rooney e Kate Mara

E poi c’è Bucking Fastard di quell’altro geniaccio di Werner Herzog, un film che sarebbe facile catalogare come dei Gemelli ma che per me è più dei Pesci (sto millantando competenze astrologiche manco fossi un diabolico Capricorno ascendente Gemelli).

La storia, che sappiamo essere ispirata a una storia vera eccetera eccetera, è imperniata sull’indefessa e commovente fede nell’amore da parte di due sorelle simbiotiche, unite non nel corpo ma nel cuore: parlano all’unisono, si confrontano loro due insieme contro il mondo o loro due una contro l’altra e tutto il mondo fuori. Le due sorelle danno vita a una strana creatura narrativa che già solo per questo, secondo me, è degna di attenzione. La storia si dipana secondo fattualità moderne – stalking, processi, allontanamenti – e una metrica favolistica, nella fattispecie goticheggiante, fatta di freaks, fughe dal mondo e topos herzoghiani come le grotte. Mi è piaciuta molto questa vena fiabesca di vari film della Mostra: Serpenti, Scherzetto… (Ne ho parlato qui e qui).

Minnie e Moskovitz di John Cassavetes con Gena Rowlands e Seymour Cassel

Chiudo con Minnie e Moskowitz di Cassavetes, presentato tra i Classici restaurati e vero inno all’amore, un amore senza dubbio dell’Ariete per la testardaggine con cui si impone fra due che sulla carta non avrebbero granché da condividere. E però proprio questa forza anarchica esalta l’amore in quanto tale, come idea platonica (dopo Socrate anche Platone: in questo blog si passa dall’astrologia alla storia della filosofia antica in un giro di rotella).

A margine e a dispetto di Platone, voglio spendere un paio di parole sulle botte che la povera Gena Rowlands si prende da Seymour Cassel, che la ama molto e la mena altrettanto. Come spesso accade con i film di altre epoche, bisogna fare i conti con immagini anacronistiche e ormai, più che gli avvertimenti sulla presenza di contenuti espliciti di sesso o violenza, si dovrebbero prevedere avvisi per i contenuti inattuali, che visti oggi ci risultano molto più fuori contesto delle scene di violenza o sesso in un prodotto audiovisivo contemporaneo, che si auspica sottenda un tipo di sensibilità più sintonizzato con l’oggi. Ma questi gap sono la misura della sensibilità che cambia e va bene così.

Credo che la prossima puntata sarà l’ultima: voglio chiudere in bellezza con Naza, Dau e Tsai Ming-liang.

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

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