Venezia83/2 – Le altre leonesse

[Segue da qui]

Più che il giochino a rubabandiera di cui parlavo l’altro giorno, è stimolante osservare i ruoli femminili ricorrenti nei film della Mostra, dando per scontato che sempre più spesso cinema e serie tv scelgono di adottare personaggi femminili come leading character neutri (ma con quel plus di svecchiamento rispetto al tradizionale leading character uomo), mentre i ruoli maschili vanno assumendo sempre più di frequente il significato di personaggio uomo in quanto uomo, con tutto il portato di (auto)messa in discussione del maschile. E questo, alla fine dei conti, è un segno dei tempi che cambiano più interessante di un premio in quanto tale. 

Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi in L’estranea

Ad ogni modo due tipologie squisitamente femminili si sono fatte notare in questa Mostra: le Madri di merda (grande classico) e le Sibille. Le Sibille sono state rappresentate da un parterre des reines: Valeria Golino in Serpenti, Susan Sarandon in The echo chamber e Valeria Bruni Tedeschi in L’estranea

Valeria Golino e Leonardo Lidi in Serpenti

In Serpenti Valeria Golino è una Sibilla tout court, che legge le carte al povero Leonardo Lidi e gli fornisce qualche suggerimento concreto; il film Serpenti, sceneggiato dai fratelli D’Innocenzo insieme al regista Roberto De Paolis Maino, ha suscitato reazioni contrastanti, vacuo per alcuni e delizioso per altri fra cui me. Al bar c’era chi lo paragonava a una barzelletta sui carabinieri, io ne ho visto di più l’aspetto onirico e fiabesco con le sue “stazioni narrative” presiedute ciascuna da un personaggio eccentrico e uno smarrimento kafkiano a pervadere il tutto. 

Susan Sarandon e Luca Marinelli in The echo chamber

Susan Sarandon in The echo chamber è una Sibilla nell’accezione della vecchia saggia, che presta conforto e distilla parole di verità, quanto mai necessarie in una storia di dipendenza più che d’amore. Anche il film di Pallaoro ha suscitato reazioni contrastanti, per lo più negative, ma io ho sentito riverberare l’eco di Bernardo Bertolucci (è tratto da una sua sceneggiatura) e mi va benissimo così. 

E infine Valeria Bruni Tedeschi che nel caustico L’estranea di Paolo Strippoli interpreta una diavola, più che una Sibilla, che intrappola la Madre di merda Jasmine Trinca in un crudele svelamento delle dinamiche tossiche con cui tira le fila del suo nucleo familiare. Il film è molto bello, originalissimo così come era già La valle dei sorrisi, e contiene sequenze di straordinario impatto come i festeggiamenti per il Mondiale del 2006, che riverberano eco felliniani/sorrentiniani e forse in altri tempi sarebbero diventati un classico. 

Vanessa Scalera in Il fuoco che ti porti dentro (ph. Anna Camerlin)

A differenza di quelle di Jasmine Trinca, le dinamiche tossiche messe in atto dalla Madre di merda Vanessa Scalera in Il fuoco che ti porti dentro non hanno bisogno di alcun tramite e alcuna Sibilla: bastano e avanzano lei e il suo fuoco. Del film di Edoardo De Angelis, che non è nelle mie corde, ho molto apprezzato il sapiente lavoro di riduzione a sceneggiatura del romanzo (che ho amato tantissimo). Ho apprezzato meno la regia alleniana alla Mariti e mogli

Alba Rohrwacher in Un bon petit soldat

Infine la povera Madre di merda Alba Rohrwacher che nel bel Un bon petit soldat abdica sostanzialmente al proprio ruolo perché pressata dai ritmi di lavoro ansiogeni e dalle aspettative pressanti. Il film non è sulla maternità tout court ma sulla disumanizzazione del lavoro, tema fra i prediletti di Stéphane Brizé che regala a Rohrwacher l’occasione per un’interpretazione eccezionale. Raramente mi ha impressionata così. 

Restando sulle interpretazioni, vorrei spendere una menzione anche per Alicia Wikander che in The echo chamber riesce, coi suoi occhioni sgranati da bimba, a trascolorare senza che neanche ti accorgi da sfumature rassicuranti a inquietantissime. 

Werner Herzog con Kate e Rooney Mara

Altre personagge notevoli sbarcate al Lido sono le ineffabili sorelle di Bucking Fastard di Werner Herzog, interpretate dalle sorelle Kate e Rooney Mara che parlano, sentono e amano in sincrono, ma ai film d’amore dedicherò un altro post. 

E poi ci sono tre film che raccontano profili femminili work in progress, giovani che cercano un po’ di spazio per sé. A cominciare dalle fantastiche ragazze di 15/18 (nella foto di copertina) di Cédric Kahn, ambientato in un ospedale psichiatrico per minorenni; Malou Khebizi, con un’altra delle numerose, eccezionali interpretazioni femminili di quest’anno, ha vinto il premio Mastroianni per la migliore promessa. 

Marilou Aussilloux in Une femme aujourd’hui

Nelle Giornate degli Autori, c’è stata la Juliette di Robert Guédiguian, splendidamente interpretata da Marilou Aussilloux (ho già detto che ci sono state un sacco di interpretazioni femminili fenomenali?): Une femme aujourd’hui come dice il titolo, ma non abbastanza in questo mondo che non cambia mai. Per me, però, questo film parla anche della linea di dialogo fra uomini e donne, oggi più che mai sottile e scivolosissima. 

Alexandra Kluge in Abschied von gestern

Menzione finale per un Classico restaurato che non conoscevo: Abschied von gestern – La ragazza senza storia di Alexander Kluge. Film randagio come solo in quegli anni, è la storia di una ragazza che negli anni Sessanta scappa dalla DDR verso la Germania Ovest e si inventa identità, lavori e destini, senza riuscire a trovare un appiglio, una casa, una sicurezza. 

To be continued

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

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