Chi è a Bologna per la mostra di Varda (di cui qui trovate un agile resoconto) non dovrebbe perdersi nemmeno la mostra della fotografa Ruth Orkin a palazzo Pallavicini, che molto intelligentemente è stata programmata nello stesso periodo a formare una bella combinata di pioniere delle arti visive.

Ruth Orkin nacque nel 1921 (Varda nel 1928) a Boston, da una famiglia di cinematografari. Avrebbe voluto fare la regista ma, essendo donna, incontrò qualche difficoltà e ripiegò sulla fotografia, che le consentiva più autonomia. Ruth aveva infatti un’indole molto autonoma. Per dire: a 17 anni decise di andare da sola in bicicletta da Los Angeles a New York. E di questo viaggio produsse il primo reportage.

I punti di contatto con Agnès Varda constano innanzitutto nella forte relazione col cinema. Mentre Varda metteva a punto la cinescrittura, dall’altra parte dell’oceano Orkin esponeva al MoMA serie di foto concepite come fotogrammi o come vignette di un fumetto, che ritraevano ragazzini probabilmente perché più naturali e spontanei e quindi efficaci nella successione di istantanee.

E vagabondava per Firenze con l’amica Jinx costruendo scatti tesi a comporre un finto reportage, che in realtà era in tutto e per tutto un segno filmico, sull’essere una donna sola in vacanza. Lo scatto più celebre di questa serie è An american girl in Italy che non si capisce se fu orchestrata o no: una didascalia dice che fu spontanea e un’altra no. Probabilmente venne rifatta, un po’ alla Gianfranco Rosi.
A differenza di Varda, Orkin ebbe accesso fin da subito all’upperclass hollywoodiana sia per il lignaggio sia perché viveva a New York, quindi bazzicava i set ed ebbe modo di ritrarre numerose celebrità. Mi incuriosisce, fra i tanti ritratti esposti, quello di Marlon Brando sul set di Giulio Cesare, che lo fa assomigliare a una statua classica molto più di quanto sia stato in grado di fare il film, che evidentemente muoveva dalla stessa intenzione.

Un secondo punto di contatto con Varda consta nella ricerca di nuovi punti di vista ludici e non necessariamente realistici. Orkin si divertiva con il plongée e con il tema del doppio ma in mostra c’è anche un gioco antropomorfo alla Varda con un oggetto inanimato che però non ho fotografato.

Un terzo punto di contatto è lo sguardo poco estetico e molto vissuto sulla città. Orkin non si spinse a testimoniare la vita degli ultimi, come Varda in Daguerréotypes, ma raccontò aspetti nascosti del vivere a NY come la colonizzazione estiva del Gansevoort Street Pier da parte di alcuni newyorkesi accaldati e il ritorno dei figli dalle colonie estive.
E poi c’è un film per davvero, The Little Fugitive, di cui Orkin è attestata alla regia insieme a Raymond Abrashkin (accreditato come Ray Ashley) e Morris Engel, e che si può vedere per intero su YouTube.

Molto amato da Truffaut – pare che fu perfino di ispirazione per I 400 colpi –, si iscrive nel deflagrante filone dei film che hanno come protagonisti dei ragazzini, da Zero in condotta di Jean Vigo a The Florida Project di Sean Baker. Tale aspetto è ascrivibile a Orkin che, come abbiamo detto, amava fissare sulla pellicola l’energia dei ragazzini, ma il film aveva altre prerogative assai moderne a cominciare dal fatto che venne girato con una sorta di steadycam ante litteram e per giunta nascosta, perciò tutto ciò che si vede intorno al protagonista è un mezzo documentario di una domenica del 1953 a Coney Island. Cose possibili solo in un’epoca in cui non c’erano diritti di immagine e liberatorie.
Un altro aspetto decisamente innovativo di Little Fugitive è che è girato tutto ad altezza ragazzino. Pare che questo punto di vista sia stato condizionato dal fatto che la cinepresa nascosta era imbragata sul petto del cameraman: se il punto di vista è a un metro da terra adottiamo un ragazzino come punto di vista. Il che ribalterebbe il rapporto creativo che, almeno idealmente, vede comandare il soggetto sulla tecnica.
Per quanto strano, non ci risultano contatti di alcun tipo fra Orkin e Varda, benché fossero attive negli stessi anni e benché si possa presumere che Varda sia venuta a conoscenza di Little Fugitive.