Agnès Varda a Bologna (and everywhere)

Dovrete prevedere almeno due ore e mezza se volete godervi per bene la mostra su Agnès Varda di Bologna, allestita nel labirintico Sottopasso di Piazza Re Enzo, che già aveva ospitato la bellissima mostra su Pasolini e che mai come in quest’occasione dà l’impressione di diramarsi sotto tutto il centro.

La mostra Viva Varda! arriva diretta dalla Cinémathèque ma nel corso del viaggio le è stato appioppato un sottotitolo un po’ cretino (“Il cinema è donna”) ed è stata integrata con testimonianze rilasciate – credo per l’occasione – da vari cineasti italiani da Marcello a Del Pero.

La prima parte è ad accesso gratuito e offre un bell’assaggione: innanzitutto un montaggio dei discorsi tenuti da Varda per i vari premi ricevuti. Agnès Varda è infatti fra i registi insigniti di tutti i premi maggiori (sebbene qualcuno “alla carriera”): Oscar, Palma, Leone e Orso oltre al César. Nella prima parte gratuita della mostra si può inoltre guardare un ricco montaggio di interviste e dichiarazioni di Varda e altre registe che parlano di cosa significa essere donna e fare cinema.

Segue un focus sugli inizi di Agnès e il suo esordio da fotografa, considerato da lei stessa inizialmente non particolarmente significativo. Ebbe bisogno di un po’ di tempo e di esperimenti per definire il proprio sguardo, il che è interessante visto che di primo acchito il suo stile fotografico ci sembra molto spontaneo e personale. Ma talvolta anche per esprimere genuinamente se stessi è necessario compiere un percorso.

L’ultimo step prima dell’ingresso a pagamento è dedicato al primissimo film La pointe courte, del 1954, nel quale Varda cominciò già a mettere a fuoco quello speciale rapporto fra storie e geografie, fra vite e luoghi che avrebbe caratterizzato, in modi sempre diversi e versatili, il suo cinema.

La mostra procede in modo ordinato e, potremmo dire, scolastico spiegando uno dopo l’altro i suoi numerosi film, illustrando il modo in cui il cinema si intrecciava con la sua vita e per esempio i suoi contributi ai film di Jacques Demy (la pettinatura di Catherine Deneuve in Les Parapluies de Cherbourg fu un’idea di Agnès!), e approfondendo, come nella mostra romana, i modi creativi in cui Varda si divertiva a manipolare il tempo e lo spazio.

Si può anche vedere l’intervista che Varda fece a Pasolini a Manhattan nel 1967, in cui alla domanda «Cosa ti colpisce di New York?» PPP rispose lapidario «La povertà» (peraltro visibile anche qui). Approfondirò, prima o poi, il rapporto fra Pasolini e Varda, che dall’esterno potrebbero sembrare in sintonia, entrambi fortemente influenzati dalla pittura nella composizione delle inquadrature, ma a pelle mi paiono personalità piuttosto stridenti.

In generale, a mio parere, il difetto di questa mostra è l’altra faccia del suo pregio. Offrendo un quadro completo della cinematografia di Agnès Varda, finisce col restare necessariamente un po’ in superficie senza offrire il destro per riflessioni puntuali. È però utilissima per chi non conosce bene questa cineasta ineffabile, difficile da inscrivere in una cornice, erratica e libera come pochi, capace di trovare spunti personali e modi per divertirsi anche quando doveva svolgere meri lavori per denaro come coi filmati di promozione turistica per la Costa Azzurra.

Ci sono artisti di cui rimpiangi la dipartita per ciò che ancora avrebbero potuto dirci, altri per le porte che ancora avrebbero potuto aprire. Agnès Varda avrebbe potuto aprire porte che nemmeno riusciamo a immaginare.

Ecco qui il resoconto della mostra romana.

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

2 pensieri riguardo “Agnès Varda a Bologna (and everywhere)

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