0.15 flessioni, ricci di mare, assedio, Battiato
3.45 consegna effetti personali + dialogo con Tracina
6.42 la palla che sfonda i vetri, bambini, prostitute, agenti, palla che monitora magazzino
8.21 riunione del pool
10.32 arrivo a casa
12.32 servizio del Tg sul campione di salto DENTRO alla casa del campione che muore
13.15 sala chirurgica
13.32 sveglia a casa di Scotellaro
14.05 operazione Ros
14.20 qui si interpolano 4 situazioni: fratello e sorella Scotellaro che parlano, irruzione dei Ros, trasporto del rene, arrivo di Mariano Siro
18.12 Se telefonando (con quasi invisibile comparsata di Ferracane) con al minuto…
19.29 rapido stacco su Claudia Pandolfi che fuma – > è evidentemente a conoscenza di quanto sta succedendo ed è doveroso sospettare che ne sia responsabile
19.50 conferenza stampa con suono sincopato delle foto a sottolineare i momenti clou della stessa e a sottolineare la somiglianza con gli spari (come gli anglofoni sanno bene)
20.43 Andrea Purgatori superstar
21.55 Luvi in tribunale
22.43 dialogo Scotellaro-Marmora
23.58 cena del pool con dialogo privato in bagno
27.27 dialogo marito e moglie

Questo è il frenetico timing della prima mezz’ora della prima puntata di The bad guy. 18 scene diverse nell’arco di 30 minuti. Per scene diverse intendo prive di consequenzialità con le precedenti, veri e propri stacchi di location, personaggi e situazioni. Si tratta di un ritmo altissimo che tiene incatenata la concentrazione, e che per fare questo imita la dinamica della successione casuale di stories dei social network. Difatti per acuire l’effetto frammentato, le singole scene vengono spesso approcciate da un punto di partenza non scontato, vedi per esempio quanto viene presa larga, a fronte di un minutaggio ristrettissimo (100 secondi), l’introduzione del personaggio della sorella.
***DA QUI IN POI SPOILER***

La seconda mezz’ora prosegue allo stesso modo, poi le puntate seguenti abbassano il ritmo (come sempre succede), mantenendo però la tendenza agli approcci spiazzanti, cui si aggiunge una certa genialità nella scelta delle location, a cominciare dall’acquapark, vera miniera di situazioni – dall’orca che spaventa Nino oltre il vetro alla dichiarazione di guerra tra i giochi d’acqua – e di sfondi instagrammabili.
Una delle soluzioni più ispirate sta nell’utilizzo della serie tv Il magistrato buono come flashback: non credo di avere mai visto una trovata analoga e in questo caso si tratta di un’idea squisitamente cinematografica, gli asocial network non c’entrano niente.

Ma qui non voglio tanto evidenziare le mille trovate di cui The bad guy è indubbiamente disseminato quanto isolare alcuni punti in relazione a ciò che l’audiovisivo di marca più prettamente cinematografica (anche se stiamo parlando di una serie) si sta inventando per rielaborare le nuove tendenze e contrastare le nuove assuefazioni imposte da media e social.

In questo senso The bad guy è molto interessante perché mette in campo un ricco arsenale di stratagemmi per tenere costantemente alto l’hype. Del ritmo alto di scene diverse e degli incipit spiazzanti abbiamo detto. Un altro è il punto di vista della ripresa: la camera è ovunque, sopra, sotto, a destra, a sinistra. Ed è una scelta del tutto estetica, non c’è altro significato nella scelta di certi punti di vista se non evitare il solito campo/controcampo e imitare, piuttosto, la mobilità di uno smartphone. Da questo punto di vista l’accentuata frammentazione della doccia di Scotellaro dopo l’uccisione di Tracina sembra fare l’occhiolino nientemeno che a Hitchcock ma col solo fine di omaggiarlo.

Il punto è proprio che tutti questi stratagemmi sono eminentemente estetici. The bad guy non propone fra le righe una reinterpretazione del linguaggio filmico storico dei film di mafia, non c’è una riflessione sull’immagine né un link ad altri film. Mi viene un paragone pazzo: Nope di Jordan Peele. Nope fa un po’ le stesse cose: decontestualizza, mescola, fa le ombre cinesi ma, mentre intrattiene, porta avanti anche un dialogo col cinema che ha alle spalle, con Spielberg, con il western ecc.

Viceversa, nonostante alcuni richiami cinefili (ci sono almeno tre scene ambientate in una sala cinematografica), mi sembra che The bad guy si metta in dialogo soprattutto con i social. E non c’è niente di male: va preso atto che anche i social sono ormai degli interlocutori. Ma forse per questo il personaggio cinefilo muore malamente.