Puntualmente citato fra i migliori film britannici di tutti i tempi, Brief Encounter (1945) di David Lean è un film sorprendentemente moderno. A un occhio distratto appare come la storia di un fugace e impossibile amore adulterino. Un occhio più attento apprezza la mirabile pulizia della struttura circolare che, mediante il susseguirsi di situazioni sempre uguali, assume via via le forme di una spirale, di un gorgo di colpa.

Ma ciò che rende Brief Encounter un capolavoro è il suo livello di lettura metacinematografica e l’utilizzo di questo per dare profondità alla messinscena. Il livello di metalettura è dichiarato fin da subito, il film comincia difatti con una inquadratura molto simile a quella dell’arrivo del treno a La Ciotat: cioè le due pellicole cominciano con le stesse immagini.

Nel corso del film altri elementi avvalorano tale dichiarazione d’intenti a cominciare dal fatto che i due innamorati prendono l’abitudine di andare insieme al cinema, tipica insegna al neon del livello di metalettura. Un altro segnale è il modo in cui Lean realizza il passaggio dal presente della narrazione al flashback in soggettiva di Laura (foto a destra): vediamo la donna sulla destra dello schermo che guarda se stessa incontrare Alec per la prima volta. Il dubbio è lecito: siamo sicuri sicuri che Laura si sia innamorata di Alec e non di una stella del grande schermo?

Dunque l’interpretazione metacinematografica sovrappone l’amore adulterino al cinema, entrambi illusorie ed effimere evasioni, desideri evanescenti e conturbanti. Da una parte Lean sembra dirci che l’amore fra Laura e Alec è bello come un film; d’altro canto, sembra anche dirci che il potere del cinema è travolgente e insidioso, proprio come un amore proibito a cui non puoi resistere.
E sulla scorta di queste osservazioni ci si può spingere ancora più avanti e guardare Brief Encounter come una variazione sul tema di quella celebre (e leggendaria) fuga degli spettatori dal treno proiettato sul grande schermo. Anche la cinefila Laura, difatti, torna a casa scombussolata dai suoi pomeriggi di evasione.
Insomma. Lean poteva limitarsi a raccontare un fugace amore adulterino ma sarebbe stato un po’ noioso e allora ha concepito una fantastica cover del treno a La Ciotat. Come, chessò, Jimi Hendrix con la All along the watchtower di Bob Dylan.
Un elemento non secondario è il gioco di significati che Lean instaura, sempre sulla scorta dei fratelli Lumière, fra cinema e viaggio mettendo in evidenza il treno come topos cinematografico. Un gioco di significati che a me personalmente non può non piacere visto il lavoro che faccio e che si inserisce nel nutrito filone dei film che hanno il treno come fulcro della narrazione.
Il film è disponibile in buone condizioni, in versione doppiata, su YouTube.
Ps: nella colonna sonora fa capolino lo stesso brano di Rachmaninoff protagonista in Quando la moglie è in vacanza, ovvero il concerto per piano n. 2. E ovviamente anche questa coincidenza NON è casuale. Billy Wilder vecchio volpone.