Reduce da una interessante visita a Cinecittà, vi do un paio di dritte. Innanzitutto come si arriva: Cinecittà si trova sulla linea A della metropolitana, la stessa della stazione Termini da cui dista circa 30 minuti di viaggio. L’ingresso agli studi si para proprio accanto all’uscita della metropolitana e non c’è rischio di perdersi. È assai consigliabile PRENOTARE online la visita guidata, unica opzione per visitare gli studi e i set cinematografici, ma non è necessario comprare in anticipo il biglietto.

La visita guidata Cinecittà si mostra dura un’oretta e si svolge interamente all’aperto, anche se piove. Alla fine del tour guidato si possono visitare in autonomia due sezioni al chiuso (un’altra mezz’oretta). La Felliniana, omaggio al regista riminese che girò a Cinecittà tutti i suoi film, consta di tre stanze ricolme di oggetti, locandine e suggestioni allestite nientemeno che da Dante Ferretti. La Palazzina Presidenziale ospita invece un lungo percorso espositivo sulla storia di Cinecittà e del cinema italiano: fra i costumi di scena in esposizione ce ne sono anche di provenienti da film recentissimi come Qui rido io e House of Gucci.

È inclusa nel biglietto anche la sezione dedicata ai bambini chiamata Cinebimbicittà, con attività da prenotare in anticipo ma disponibili solo da aprile a ottobre: in inverno nisba.
Richiede invece una maggiorazione di 5 euro la visita al nuovo Miac – Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema, bellissimo percorso espositivo inaugurato appena prima della pandemia che in un certo senso raddoppia quello della Palazzina Presidenziale: ma mentre quest’ultimo è di concezione molto tradizionale con sciorinamento di memorabilia, spiegoni e giusto un paio di angoli interattivi, quello del Miac è un allestimento che gioca molto con il concetto dell’audiovisivo talora sconfinando nella videoarte.
Non voglio spoilerare nulla dei tre set permanenti – Roma antica, teatro di Tito e Firenze del ’400 – né della “piscina” com’è chiamata l’area del green screen e dei 20 teatri di posa perciò non rivelerò le numerose curiosità che ho scoperto lungo il percorso. Mi limiterò a qualche impressione personale.

Di fatto Cinecittà è un prosaicissimo luogo di lavoro, molto simile a un cantiere: sia in senso concreto, disseminato di impalcature e infrastrutture mobili di cui si avverte la provvisorietà, oggetti incongrui e attrezzature in attesa di attrezzista. Sia in senso metaforico perché i set non restituiscono nulla dei film che vi sono stati girati. In questo senso la visita può risultare deludente.
Se la potenza del cinema è quella di prelevarti dalla tua poltrona come fanno gli Ufo e teletrasportarti in un’altra dimensione, quando sei nel pur bellissimo tempio di Tito devi sforzarti parecchio per immaginare di non essere in mezzo a delle colonne di vetroresina. Gli studi cinematografici sono una sorta di negativo del cinema, insomma, privi della sua luce magica e quindi del suo fascino. Niente a che vedere con Effetto notte : )

E però anche questo è interessante agli occhi del cinefilo. Oltretutto nel corso della mia visita altri due fattori hanno accentuato quel senso di svestizione del cinema: il fatto che non ci fossero riprese in corso e il luogo fosse pressoché deserto, e il fatto che la guida che ci ha condotti fra studi e set fosse molto spiccia e asciutta, direi perfino annoiata. Quasi a mettere in scena una dissacrazione totale della settima arte.
Qui alcuni link per approfondire:
– un articolo del Touring Club Italiano sul Miac;
– la storia di Cinecittà dall’Enciclopedia Treccani;
– un video di 4 minuti che racconta la nascita di Cinecittà.
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