Film cult degli anni 70, La classe operaia va in paradiso è stato girato in un contesto degno delle vicende che racconta. Le riprese vennero effettuate nell’officina della Falconi, ditta di ascensori alle porte di Novara che in quei mesi aveva le macchine ferme, in attesa che il Tribunale si pronunciasse sul suo direttore generale, uno svizzero che andava a Messa tutte le mattine alle 5,30 ma in compenso non aveva mai pagato i contributi agli operai. Sì, avete letto bene.
Elio Petri stava tribolando da un bel po’ per trovare il luogo giusto dove girare. Appena seppe che la Falconi era papabile calò fra le risaie novaresi insieme a Gian Maria Volonté per parlare con gli operai che stavano occupando la fabbrica: non solo trovarono un accordo ma alcuni di loro vennero anche assunti come comparse.
Solo che nel cinema gli orari di lavoro sono aleatori. Quando si seppe che la paga per lavorare a Pasqua sarebbe stata quella di un giorno feriale gli operai della Falconi insorsero, andarono da Petri e gli dissero che doveva pagare il doppio. «No, guardate, qui non ci sono straordinari e non ci sono neanche soldi». Ne nacque una rissa furibonda che coinvolse anche Volonté. Poi gli operai vennero pagati : )
Qui c’è un documentario che racconta la vicenda con interviste a numerosi operai, sindacalisti e vip novaresi, e che è stato incluso negli speciali del DVD restaurato di qualche anno fa. (Avvertenze: qua e là si avvista un Bertinotti.)