Col suo nome da casalinga dell’Iowa, Nancy Botwin ha almeno due primati. Tanto per cominciare è una delle ultime vere dark lady: e che dark lady. Una über stronza, antipatica, zoccola, egoista, bugiarda, possessiva, pericolosa, smodata, gattamorta, insensibile, violenta.
Il personaggio creato da Jenji Kohan ha tutti i crismi per entrare nella gallery degli antieroi accanto a Walter White e Donald Draper, perni intorno ai quali girano serie tv che ci tengono incollati per anni ma per i quali è problematico tifare senza riserve. Ma (e questo è il secondo primato) Nancy Botwin è venuta almeno tre anni prima dei suoi due partner in crime: se poniamo il 2004 con Lost come inizio del rinascimento attuale della fiction seriale, Weeds che inizia nel 2005 è a buon diritto un precursore di questo tipo di leading charachter dalla morale discutibile. E che fosse insolito lo confermano molte critiche dell’epoca (ricordo per esempio sul forum di Itasa) che più o meno suonavano così: “la serie è bella ma lei non mi piace”. Fino a qualche anno fa si accettava un antieroe come protagonista di un film, meno se lo era di una serie tv, per giunta concepita per durare qualche anno.
Ciò che distingue Nancy Botwin dalle dark lady del passato è che lei è tridimensionale, cioè non incasina le vite altrui solo per statuto, in quanto proiezione della seduzione del male, ma perché ha dei figli da crescere. E qui sta il tocco d’artista: facendo di Nancy l’incarnazione di un istinto di maternità ferino e selvaggio, Jenji Kohan riesce a dare prospettiva a un ruolo – la dark lady o femme fatale che dir si voglia – tradizionalmente visto sempre solo dal punto di vista delle sue vittime, ma senza con ciò moralizzarlo. Anche se Nancy è una leonessa, è un’orsa del Trentino, è una Grande Madre al cospetto della quale tutti sono figli, resta una stronza pericolosa, mossa da istinti assoluti, che scopa molto e fa quello che vuole. Anzi, come ogni mamma che si rispetti, lotta per la propria sopravvivenza anche a costo di fare a braccio di ferro con i propri figli, quasi a scongiurarne la crescita pena la perdita del suo ruolo: è proprio quello che succede nell’ultima puntata, quando tutti i suoi figli veri e virtuali sono ormai cresciuti e a Nancy sale l’angoscia.
È importante che la Kohan sia riuscita a evitare la moralizzazione della “maschera” della dark lady. Se la si moralizzasse non sarebbe più lei. Nancy Botwin è invece amorale, nel senso che viene prima della morale.
Una opinione su "Weeds, l’ultima dark lady"