Pietrangeli e le città

Poiché su Prime e Rarovideo c’è quasi l’intera cinematografia, sto vedendo / rivedendo tutto Antonio Pietrangeli e sono rapita dal modo in cui filma le città. Una parte del fascino sta senz’altro nel b/n ma non è solo quello. È anche lo sguardo di Pietrangeli: non dissimile da quello che rivolge ai suoi personaggi, è uno sguardo mai distratto neanche per finta, anzi concentratissimo e perfino famelico di immagini. Perciò, anche se non rinuncia a soffermarsi sull’icona (il Duomo, la piazza principale e così via), non è mai calligrafico e risulta anzi quasi documentario. Poiché il cinema di Pietrangeli è tutto teso a captare le onde del tempo sociale, i personaggi vengono definiti anche dallo spazio che li circonda oltre che dalla valanga di oggetti di consumo e di canzoni pop che riempiono i vuoti e i silenzi. Dunque l’attenzione che Pietrangeli dedica ai luoghi e alle città è parte integrante del suo scrutare il presente, il quotidiano, il nuovo e il vecchio.

Bisogna però fare dei distinguo. Questo discorso non vale certamente per Souvenir d’Italie che una recensione dell’epoca definisce “un biglietto da visita per stranieri sponsorizzato dal Touring Club”. E in effetti il film è un’infilata di cliché turistici sfruttati in quanto tali, anche se Pisa toglie il fiato da quant’è bella e la parentesi farsesca della visita guidata al castello di Ceralto (inventato) ha un che di geniale: non a caso c’è lo zampino di Dario Fo.

Anche l’utilizzo di Roma e Milano sfugge un po’ alla considerazione di cui sopra. Pietrangeli era romano e girò a Roma diversi film – Adua, Lo scapolo, Fantasmi a Roma, poche scene de La parmigiana e de La visita – ma sono pochi gli esterni iconici. Fra questi spicca la bellissima, lunghissima panoramica sui tetti che si conclude con Nino Manfredi e Catherine Spaak che non riescono a parlare perché suonano le campane: una gag che va molto romanamente a sdrammatizzare la bellezza della Città Eterna.

Per Milano il discorso è ancora diverso: in quegli anni Milano era lo sfondo di moltissimi film – Antonioni, Visconti e non solo – che cercavano di mettere a fuoco i cambiamenti della società italiana. Un’operazione perseguita anche da Pietrangeli che però ambienta nella rutilante Milano del boom economico solo un film, Nata di marzo. Molto bella, per esempio, è la scena in cui compare il Pirellone ancora in divenire (siamo nel 1958-59): Francesca e Sandro discutono e intanto salgono sul bus, e quando il bus esce di scena appare il cantiere del Pirellone. Allora la mdp, invece di seguire i suoi protagonisti, esita quasi sovrappensiero, quasi distratta, e alza lo sguardo due secondi sul cantiere prima di correre dietro ai due coniugi in rotta. Nota a margine: Nata di marzo comincia con una folgorante, quasi metafisica scena del Sancarlone di Arona, doppiamente spiazzante per me che conosco bene Arona e mai mi sarei aspettata di trovarmela in un film di Pietrangeli.

E quindi, insomma, a quali film mi riferisco? A quelli ambientati in provincia: in generale Pietrangeli predilige la provincia e gli piace esplorarla, in un’analogia con la donna resa esplicita da La visita. Perciò Il magnifico cornuto è ambientato a Brescia, bellissimo il carrello in piazza del Duomo (oggi piazza Paolo VI); La parmigiana si muove fra Sabbioneta e Parma, con piazza Duomo e un sciur con panciotto e cappello che dice a un amico “Gliel’ho detto a quei signorini del consorzio: io del Mec me ne sbatto le balle!”: il film venne girato un paio d’anni dopo la nascita del Mercato comune.

La visita è ambientato a San Benedetto Po con vedute fantastiche della piazza dell’abbazia di Polirone e dell’immenso Po che viene varcato più volte nel corso del film: quando Pina e Adolfo arrivano a Ferrara Adolfo si sporge a guardare fuori dal finestrino e dice:
– Che è, il castello degli Estensi?
– Lo conosci?
E Adolfo dà una risposta che contiene una contraddizione: prima dice che sì, certo che lo conosce, ma poi, quasi scusandosi, aggiunge che lo conosce solo dalle fotografie. E questa è una degna chiosa del loro incontro, cominciato proprio con uno scambio di fotografie.

Io la conoscevo bene è per lo più ambientato a Roma ma gli esterni degni di nota sono a Orvieto con il Duomo che incornicia la Sandrelli bella e triste come una Madonna. Curiosità: alla fine dell’incontro di boxe nel Teatro Mancinelli il personaggio interpretato da Nino Manfredi salta sul ring e, guardandosi intorno, chiama: “Adrianaaa!” Considerato che nella scena seguente nasce una sintonia tenerissima fra Adriana/Sandrelli e il pugile suonato – che non è Manfredi – viene voglia di ipotizzare un omaggio da parte di Stallone, anche se il personaggio di Talia Shire si chiama in effetti Adrian.  

Quanto rimpianto per Pietrangeli, quanto…

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

3 pensieri riguardo “Pietrangeli e le città

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