La differenza tra il primo romanzo di Woody Allen e i 51 film che l’hanno preceduto è che nel romanzo non c’è lo schermo. Ma dai, direte voi. Sì, sembra mancare lo schermo inteso come filtro, intermediario, difesa. Certamente, leggendo Che succede a Baum?, si riconosce l’umorismo, si riconoscono le nevrosi, il bisogno ossessivo di riconoscimento e, a grandi linee, il tipico personaggio alleniano. Ma si riscontrano anche molta più acredine, molta più amarezza e cattivi sentimenti. Il ritratto del protagonista è del tutto privo di ironia e leggerezza, e ciò che resta è un misero fallito, invidioso e traditore. Nessun alter ego cinematografico di Woody Allen si avvicina a un ritratto così spietato.
Qui in sostanza abbiamo – spoiler – un cinquantenne che tenta di baciare una giovane giornalista, attribuisce tradimenti a sua moglie e a suo fratello quando l’unico che ha sicuramente tradito è lui, invidia il figliastro e lo mal sopporta, si invaghisce della fidanzata del detto figliastro e fa il delatore. Poi ha un crollo emotivo e viene ricoverato in una clinica psichiatrica, unica redenzione possibile per un ateo materialista e nichilista. Difficile, insomma, trovare un personaggio così negativo nei suoi film. In genere sono al massimo goffi misantropi.
Viene dunque da pensare che a Woody Allen sia venuto meno il filtro fra l’idea e l’espressione della stessa, fra sé e l’esterno, come se la rimozione dello schermo avesse prodotto un’opera meno mediata, meno processata.
Si potrebbe obiettare che la fase di vita in cui Woody Allen si trova oggi possa essere ben diversa da quelle passate e anche questo può giocare un ruolo in questo cambio di tono. È un’obiezione assolutamente plausibile, anche se gli ultimi film di Woody Allen non contenevano personaggi assimilabili a Baum.
A meno che… Viene da chiedersi se non giochi un ruolo anche un altro schermo rimosso, quello fra la narrazione e noi. Righe come «“C’è da stupirsi se ogni donna si innamora di Thane?”, diceva la sua mamma raggiante. “Potrei farlo anch’io se la legge lo permettesse”» potrebbero risultare meno cringe se recitate nel modo frivolo e ironico tipico dei suoi film? È forse, ancora una volta, una questione alchemica?
Qui qualche mio pensiero sull’autobiografia di Woody Allen, nella quale già si riscontrava una sorta di vulnerabilità di Allen davanti al foglio bianco.