L’altra sera sono andata a vedere Toni, mio padre, il film girato dalla figlia, la regista Anna Negri e presentato all’ultima Mostra. Avviandomi al mio posto a sedere ero preceduta da una signora un po’ avanti con l’età e un po’ pencolante. Quando ho visto che stava puntando proprio la mia fila, da dietro le ho chiesto «Signora, che posto ha?» Lei si è voltata con fastidio, mi ha squadrata da su a giù e giustamente mi ha chiesto: «Perché?» «Perché sono anch’io in questa fila e se sono seduta più in là passo prima così non la faccio rialzare». Ha trovato la spiegazione sensata, abbiamo conquistato le nostre poltrone e poi lei si è messa a scrutare la sala braccia sui fianchi come un nostromo, secondo me anche per dimostrarmi che non aveva alcun problema a stare in piedi. Poi si è seduta e (mi) ha detto «Non c’è neanche un compagno». Nel tentativo di alleviare la sua delusione perché sono una crocerossina inside, le ho risposto che il film è su già da un po’. «Non è vero. Ci sono state solo 3 proiezioni la settimana scorsa qui alla Cineteca, 3 all’Anteo e 2 al Cinemino. 9 in tutto». «Appunto, più di quanto ci si aspettasse, temo». La presentazione tenuta dalla regista insieme al Luca Mosso, direttore del Filmmaker, le ha suscitato grandi sbuffamenti e sventolamenti di mani, come se non vedesse l’ora che il film iniziasse. Finalmente il film è iniziato e lei ha cominciato a stillare lacrime come un rubinetto rotto. Si asciugava gli occhi, tirava su col naso, frugava in borsa e cambiava il fazzoletto a ciclo continuo. Il caso ha voluto che sull’altro lato avessi accanto un giovane (uno più giovane di me, insomma) che invece rideva molto. È un film con momenti di grande tenerezza e ironia e quelle del giovane erano risate di simpatia, ma ero proprio in una situazione strana, con a sinistra la signora che piangeva e a destra il giovane che sghignazzava. Mi sentivo il crinale di un Giano bifronte. Finito il film, la signora mi ha chiesto «Le è piaciuto?», «Moltissimo» le ho detto perché mi è piaciuto davvero moltissimo. «L’aveva già visto?» «No!» E lì ho capito che invece per lei era la nona visione : ) Poi le ho detto che dovevo scappare a prendere il treno, mi ha scoccato un sorrisone e mi ha detto «Arrivederci». Chissà chi era.
PS: la foto di copertina non raffigura il pubblico della Cineteca, è una foto generica. Se mi ricordo, la prossima volta scatto una foto apposta.