Domenica mattina a Lione

La Villa Lumière a Lione è una delle case più belle che io abbia mai visto, e badate che di case-museo sono un po’ fissata. Per la cronaca il Paese che mi ha dato più soddisfazioni è di gran lunga la Russia – cosa sono le case-museo russe, mi gira la testa al solo pensiero – ma ho visitato tre notevolissime case-museo anche a Tokyo. Ovviamente a Milano ho visto tutto il visibile ma ancora mi commuovo se penso alle stanze austere e al contempo caldissime della casa Pirandello in contrada Caos ad Agrigento, a quel giardino con vista sui campi gialli, alle lettere dolcissime e piane, molto poco pirandelliane, che Pirandello scriveva alla moglie malata.

Il modellino della villa nel giardino d’inverno della medesima

Insomma, di case me ne intendo e datemi retta se dico che la Villa Lumière è una casa seria, che contempera le vibrazioni della vita vissuta con il piacere estetico dato dal bellissimo stile art déco, dal sublime giardino d’inverno, dal salone del biliardo che un tempo conteneva perfino un organo (poi spostato in una chiesa, non ricordo quale), dai pavimenti meravigliosi e dai soffitti da capogiro.

La sala del biliardo con un modellino dello stabilimento industriale che, al suo apice, impiegava 800 operai

Purtroppo non si possono visitare tutti gli ambienti, ciò nonostante il percorso museale mi ha sorpresa in positivo. Non essendo una cinefila nata ieri, pensavo francamente di non trovare nulla di nuovo in questa visita che ho approcciato col sentimento di un musulmano che si reca in Mecca. E invece sono stata spiazzata dal punto di vista col quale i Lumière ci vengono raccontati, giacché io li ho sempre approcciati da un punto di vista cinefilo mentre nel Musée Lumière di Lione se ne ripercorre la saga soprattutto da un punto di vista imprenditoriale.  

Fotogramma (purtroppo con riflessi) di uno dei filmati dei Lumière. Qui siamo a Livorno

Emerge un’affascinante tensione dei due fratelli (e del padre che diede volentieri corda ai figli) verso il nuovo, come a fare *luce* nel buio dell’ancora ignoto e dell’inesplorato. I Lumière erano senza dubbio appassionati al loro cinematografo ma i tanti anni dedicati alla casa di produzione cinematografica ebbero innanzitutto lo scopo concreto di mettere a punto il sistema più perfetto possibile, come un artigiano che lima via a poco a poco i difetti della sua creazione.

Dopo alcune acquisizioni e fusioni, il marchio Lumière ha smesso di esistere negli anni ’70 del Novecento

Come due alieni in fuga dai bastioni di Orione, i fratelli Lumière furono in grado di spiazzare tutti i concorrenti e schizzare verso il futuro. Inventarono piccole macchine da presa pesanti solo 5 chilogrammi, ideali per i loro cineoperatori in giro per il mondo, e inventarono lastre fotografiche sostituibili in autonomia, per potersi scattarsi le fotografie da soli facendo a meno del fotografo professionista. E, com’è noto, fecero molti esperimenti con la fotografia a colori, mettendo a punto la cosiddetta Autochrome Lumière ottenuta mediante amido di patate. I risultati sbalorditivi di questa tecnica sono apprezzabili solo dal vero, perché una fotografia moderna, analogica o digitale, non potrebbe rendere giustizia alla definizione del dettaglio che ho potuto osservare a Lione nella dozzina di fotografie a colori esposte nel museo.

L’ingresso attuale e un fotogramma del film

Purtroppo la Sortie des usines Lumière, da cui il celeberrimo filmato (di cui esistono più versioni girate in giorni diversi), non è più com’era allora: c’è un ingresso a una sala cinematografica dell’Institut che, in cemento, ne ricalca la sagoma. Ma l’Institut è un polo culturale di riferimento per la città, che propone rassegne, festival e mostre; domenica mattina c’erano un sacco di bambini, non ho capito cosa ci facessero ma mi sembravano molto soddisfatti.

Bonus track: la villa espone anche lo schema dei matrimoni dei fratelli Lumière, che erano sei. Quattro di loro si sposarono con i figli di un’altra famiglia di imprenditori lionesi, i Winckler, che avevano un birrificio. Un’altra idea mica male!

L’École Louis Lumière. Louis era il genio, Auguste il manager

Bonus track 2: di fronte all’Institut c’è una scuola elementare intitolata a Louis: pensa te quant’è più sano andare alla scuola Lumière invece che alla scuola Santa Maria Vergine Incoronata.

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

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