Tra i film in visione gratuita di Chili ha fatto la comparsa il bellissimo The battle of San Pietro, che John Huston girò nel 1943 a San Pietro Infine, in provincia di Caserta, durante la battaglia che si combatté fra l’8 e il 17 dicembre 1943. All’epoca il 37enne Huston era già affermato: aveva firmato come sceneggiatore Una pallottola per Roy (High Sierra) e come regista Il mistero del falco (The Maltese Falcon) e Agguato ai tropici (Across the Pacific). Nel 1942 venne arruolato e inviato al fronte dall’esercito statunitense proprio al fine di documentare le operazioni belliche. E così, con una troupe di sei militari, si ritrovò nell’entroterra casertano a filmare nel dettaglio gli scontri lungo la Linea Gustav.

Questi 32-38 minuti (a seconda della versione) sono diventati un capolavoro del cinema documentario studiato nei libri e nelle università, almeno fino al 1993 quando lo studioso Peter Maslowski ha strappato il velo di Maia dichiarando che non si tratta di immagini vere bensì di una simulazione. Lo smascheramento non ha richiesto ricerche particolarmente approfondite: è documentato, infatti, che Huston arrivò sul luogo l’ultimo giorno della battaglia, quando i tedeschi stavano già ritirandosi; inoltre alcuni soldati testimoni hanno in seguito raccontato i retroscena del making of spiegando, per esempio, che Huston vestì un soldato americano con un’uniforme tedesca per interpretare un tedesco morto in una trincea catturata. Per fortuna, insomma, le immagini cruente delle uccisioni non sono autentiche.
In definitiva si ritiene che almeno il 50% del film sia una messinscena. Il mistero è piuttosto come questa bugia sia stata acquiescentemente accettata per 50 anni. Ma si sa che la ragion di Stato è una gran ballista. Al punto da falsificare la storia dell’arte, complice anche un concetto in progress di “cinema del reale”.

Devo dire che, anche senza spulciare gli archivi dell’esercito statunitense, guardando il film oggi non si può non rilevare l’artificiosità delle pur bellissime immagini. Innanzitutto c’è una consequenzialità nel montaggio delle scene d’azione che non è credibile pensare sia stata ottenuta live. Per non parlare di un paio di clamorosi controcampi che solo un operatore kamikaze avrebbe potuto accettare di effettuare.
Poi c’è una trovata registica tanto arguta quanto artefatta che consiste nel posizionare il fronte sempre a sinistra: qualunque cosa facciano i soldati, che sia sparare, guardare col binocolo o correre, sono rivolti sempre verso sinistra, direzione che coincide con le spiegazioni sulla cartina che vengono inframmezzate per spiegare l’operazione militare fase per fase. Il ritorno alla base dopo la battaglia, va da sé, è sempre verso destra.

A questo proposito c’è un curioso aneddoto: prima di essere distribuito, il film di Huston venne affidato a Frank Capra, collaboratore fidato del generale Marshall, per essere tagliato e asciugato dalle ridondanze (il cosiddetto Capra’s cut). E in alcuni casi Capra ribaltò le immagini d’azione per rispettare l’orientamento da destra a sinistra, ottenendo però l’effetto che alcuni soldati passano da destrimani a mancini nello spazio di un fotogramma.

L’intervento di Capra ha leggermente danneggiato un altro notevole lavoro in post che Huston effettuò sul sonoro, con i boati delle esplosioni lasciati ad accompagnare scene che evidentemente non potevano essere state riprese dopo l’esplosione appena registrata; in alcuni casi i tagli di Capra hanno spezzato questa finta continuità. Ma, sempre per ciò che concerne il sonoro, è più interessante il voice over realizzato da Huston stesso.
Ed è, infine, spiccatamente cinematografico il finale con la popolazione di San Pietro che torna nelle proprie case, scena che dovrebbe essere autentica.

Un finale che ricorda inopinatamente quello di Warfare, il bellissimo film di Alex Garland uscito quest’anno: anche là, infatti, le ultime immagini sono dedicate agli abitanti che tornano in possesso delle loro case distrutte dalla battaglia, e poco importa che in quel caso gli abitanti siano anche i nemici mentre nel film di Huston i nemici siano i nazisti. In verità Warfare ha più punti di contatto col finto-documentario di Huston: entrambi si sono avvalsi del contributo dei reduci dalla battaglia ed entrambi spostano l’asticella del realismo un po’ più in là nel concepimento delle immagini di guerra. Entrambi i film, infine, celano tra le righe una posizione antibellica a fronte di una facciata più spavaldamente militare. Nel caso di Huston trapela all’inizio del film, quando mostra le rovine del paese di San Pietro. Nel caso di Garland si manifesta proprio nel finale, che si può leggere come un tana libera tutti, di qua e di là della mdp.
PS: sì, lo so che il film di Huston è presente anche su Youtube ma la risoluzione è quella che è. Si vede un pochino meglio su Chili.