Adoro quando i film si parlano fra loro, adoro scoprire parentele impreviste tra visioni ravvicinate. In genere mi capita ai cinefestival, dove le visioni si susseguono in modo caotico ma, dopo un po’, trovi inevitabilmente fili comuni. E poi ci sono le coincidenze vere e proprie: ho raccontato, per esempio, della fenomenale mattinata di Venezia79 nella quale ho visto uno dopo l’altro Tár di Todd Field con Cate Blanchett (in uscita a febbraio, amici, segnate sul calendario) e Bobi Wine, due film imperniati sulla musica ma pressoché antitetici anche proprio nel modo in cui la concepiscono e adoperano.

Queste cose possono succedere anche a casa, in un pomeriggio di cineforum autodafé. Ieri, per esempio, ho recuperato Piccolo corpo, bellissima opera prima di Laura Samani, e Leonora addio, bellissimo primo film di Paolo Taviani senza Vittorio, incentrato su Pirandello. E anche questi due film sono profondamente legati fra loro.

Non so dirvi la sorpresa, anzi, quando ho scoperto [da qui in avanti SPOILER] che entrambi ruotano intorno a una cassetta di legno contenente le spoglie di un morto e a un viaggio per dare a questo morto un addio adeguato. Nel primo caso le spoglie sono quelle di un neonato e nel secondo sono le ceneri di Pirandello.

La cassetta catalizza ovviamente tutte le energie, viene persa e ritrovata, viene contesa, richiede una fatica tremenda, nessuno ci guarda mai dentro, e poi succede quel che succede ma in entrambi i film il morto trova la sua liberazione.

In entrambi i film il viaggio assume contorni surreali: fiabeschi in Piccolo corpo e onirici in Leonora addio; in entrambi la messa in scena è fortemente simbolica, nel primo grazie ai paesaggi lunari del Nordest e al mirabile senso della misura di Laura Samani, nel secondo grazie alla cifra registica “taviana” e all’umorismo pirandelliano che permea il tutto.

Interessante, poi, come entrambi i film mettano in scena una Chiesa cattolica che ufficialmente ha le sue regole ma che poi trova un escamotage per aggiustare le cose: in Piccolo corpo in modo magico (da fiaba) e in Leonora addio in modo ironico (da Pirandello). Davvero non mi capacito di come questi due film siano affratellati pur sgorgando da istanze del tutto diverse.

C’è poi il secondo episodio di Leonora addio, film composto appunto da due parti: la seconda mette in scena una novella, Il chiodo, che Pirandello scrisse pochi mesi prima di morire, incentrata anch’essa sulla morte rappresentata come senza senso, come oltre il senso. Si tratta di una chiosa perfetta per tutto: per entrambi i film e, va da sé, per questo post.
E visto che si parla di casualità e coincidenze, oggi ricorre l’anniversario della morte di Luigi Pirandello, mancato il 10 dicembre del 1936 e nato il 28 giugno del 1867. Anche io sono nata il 28 giugno, un secolo abbondante dopo di lui.
Post scriptum dopo qualche ora: proseguiamo con le coincidenze magiche. Stasera Piccolo corpo di Laura Samani è stato premiato come migliore film rivelazione agli European Film Awards! Evviva e tantissimi complimenti!