A Bologna fino al 2 novembre c’è una bellissima mostra che i cinefili non dovrebbero perdersi perché 1. è dedicata a Pasolini e 2. prende in considerazione un aspetto specifico e fondamentale ovvero il rapporto fra il suo cinema e la pittura.
Si intitola Pier Paolo Pasolini. Folgorazioni figurative e lo spunto nasce dal fatto che proprio all’università di Bologna Pasolini ebbe modo di studiare nientemeno che con Roberto Longhi, forse il massimo studioso d’arte del Novecento italiano, cui si devono per esempio la riscoperta di Caravaggio e la valorizzazione del Seicento italiano.

Gli insegnamenti di Longhi furono fondamentali per Pasolini che, non a caso, qualche anno più tardi gli dedicò Mamma Roma. La mostra ripercorre tutti i suoi film estrapolando influenze e ispirazioni pittoriche, andando alla radice del suo “pensare per immagini” e insinuando, fra l’altro, la curiosa ipotesi che la sua passione per il bianco e nero sia nata proprio sui libri d’arte, che contenevano per lo più fotografie in b/n delle opere.

Per cominciare si riconduce Accattone all’opera di Masaccio che, come Longhi insegnava, seppe estrarre dalle scene sacre tipiche dell’iconografia cattolica la vita comune e la fatica quotidiana e, quindi, attraverso quei volti “reali” diede nuova forma al sacro.

Quindi si ripercorrono le fasi successive della sua formazione e l’incontro con gli artisti friulani coevi che piegavano le grandi tendenze internazionali, cubismo ed espressionismo, alla materia locale, una contaminazione che Pasolini seppe fare propria. Anche se l’artista a cui Pasolini è legato da affinità elettive, non solo biografiche, è Caravaggio, come lui reietto e come lui ispirato dall’universo popolare.

Ma non voglio spoilerare la mostra, almeno finché è aperta, quindi riduco al minimo questo resoconto, menzionando solo l’influenza di Pontormo, evidente in La ricotta ma presente già in Mamma Roma.

La mostra è allestita nel sottopasso di Piazza Re Enzo ma i biglietti non si acquistano sul posto bensì alla libreria della Cineteca, che si trova a pochi passi dal sottopasso, oppure alla cineteca medesima (fra i due ingressi, quello su via Azzo Gardino è più facile da trovare aperto ma dista 1,3 km) oppure online. L’ambiente del sottopasso è molto scenografico come si può notare dalle fotografie, tutte immerse nel buio. Da questo punto di vista è forse la più bella esposizione a tema cinema che mi sia capitato di visitare (se la gioca col museo del cinema di Berlino), molto viva e poco “tumulata”, poco “musealizzata”.
Chiudo con un consiglio: guardatevi tutto il filmato di Pasolini e Agnès Varda a New York perché io ne ho guardato solo un pezzetto dicendomi che poi l’avrei cercato in Rete e invece no: è un’esclusiva del Cinema Ritrovato.