Marco Bellocchio e Aldo Moro: un ripassino prima di vedere Esterno notte

Poiché oggi esce la prima parte di Esterno notte vale la pena fare un ripassino come bravi scolari.

Perché Marco Bellocchio insiste tanto su Aldo Moro? I motivi sono vari.

Innanzitutto secondo Bellocchio nella storia dell’Italia contemporanea ci sono un prima e un dopo la morte di Moro e non si può capire l’Italia di oggi se non si capisce a fondo quella tragedia che ha fatto da cesura.

Per giunta – questo lo dico io – è un momento chiave mai abbastanza dibattuto nella misura in cui il Potere Costituito non ha concesso spiragli di discussione, e quindi è giusto continuare e continuare a pungolare il mostro.

Pietro Ingrao con Giovanni Leone e Giulio Andreotti durante la messa funebre per la morte di Aldo Moro il 13 maggio 1978. ANSA/ ARCHIVIO

Ma l’uccisione di Aldo Moro è anche un fatto dalla portata simbolica immensa, pari per evocatività a una tragedia greca.
Da un lato è l’essere umano negato nella sua umanità da un Potere Costituito che lo uccide con osceno cinismo per difendere se stesso.

Dall’altro lato è il padre ucciso dai figli, ovvero i brigatisti che hanno ucciso il padre sbagliato, che errore madornale: questo è il versante della tragedia messo più a fuoco in Buongiorno, notte, il grande equivoco.

Buongiorno, notte (2003)

Dunque l’uccisione di Aldo Moro ha due letture simboliche e in entrambi i sensi interessa a Bellocchio il quale, gira e rigira, ha sempre un’impostazione tendenzialmente psicoanalitica nella lettura della realtà e delle dinamiche di potere (ed è per questo che, tanto per cominciare, me lo sento molto vicino).

Ciò che Marco Bellocchio coglie innanzitutto nei fatti di quel 9 maggio del 1978 è la messinscena della fine dell’illusione e dell’inizio della realtà, ovvero – freudianamente – del principio di realtà.

Buongiorno, notte (2003)

Ma come ci insegna Slavoj Žižek (cfr. Guida perversa al cinema, su Prime) il principio di realtà è nemico del cinema, ed è per questo che l’Aldo Moro di Bellocchio in qualche modo sopravvive sempre: il che implica notevoli ricadute sul piano delle riflessioni che il miglior cinema compie sempre su se stesso.

E ora andiamo al cinema.

(La foto di copertina è uno screenshot da questa intervista de La Stampa)

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

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