Luis Trenker è stato un regista gardenese di madreligua ladina, nato a Ortisei nel 1892 e morto a Bolzano nel 1990, considerato pioniere del cinema d’alta quota. Fra le sue Dolomiti ha girato numerosi film con riprese decisamente ardite e creative che sfruttavano la sua conoscenza della montagna e la sua abilità come rocciatore. Guardandole oggi sorprende non avvertire il gap tecnologico di quasi un secolo. Provare per credere:
Se tuttavia cercate Luis Trenker in Google non troverete cinema bensì abiti. Il nome è stato infatti “parassitato” da un’azienda di abbigliamento maschile che utilizza il cineasta come incarnazione dei propri ideali, come brand identity.

L’operazione è legittima – sarebbe nata dall’incontro fra l’imprenditore e i figli del regista – ma è alquanto stramba: fonte di ispirazione non sono i film di Trenker ma lui stesso, che assurge a icona dello spirito e dell’identità tirolese.
Ne hanno fatto perfino una versione a fumetto e da qualche tempo hanno ampliato l’impresa inglobando attività alberghiere e immobiliari, interior design e perfino gastronomia e cosmesi. È nato, insomma, un Trenker Universe a scopo esclusivamente commerciale che si rivolge soprattutto all’area tirolese-germanica riscuotendo un certo successo.

Non so come pormi nei confronti di questa operazione che da una parte mi incuriosisce per il pragmatismo antidogmatico che mette in campo e dall’altra mi suona coerente con una cultura, quella teutonica, che non si fa problemi ad accompagnare il cappuccino a cibi salati.
È vero però che Trenker era specialista degli “sconfinamenti” e decisamente refrattario alle classificazioni: innanzitutto apparteneva a una terra contesa, il Sud Tirolo, di cui seppe sfruttare il doppio legame italotedesco per i propri scopi artistici. Ma Trenker fu personaggio di confine anche artisticamente, eclettico e versatile, oltre che regista fu atleta, architetto e scrittore, e fu sempre interprete dei suoi film. C’è da immaginare, dunque, che il suo ego sarebbe assai compiaciuto di essere diventato un marchio.
Vale la pena, tuttavia, riscoprire il cinema di Luis Trenker e può venire in aiuto questo bel documentario del 2006 linkato qui sotto, realizzato dal bolzanino Andreas Perugini, nel quale si apprende fra l’altro di uno scontro al vertice fra Trenker e un’altra icona altoatesina, Reinhold Messner (che personalmente amo di amore puro).