Immenso amore per i carteles cubani

Disclaimer: non credo di avere i diritti per mostrare i carteles perciò illustro questo post con foto che ho scattato a Cuba qualche anno fa.

Per la rubrica Ciak si gira il mondo oggi parliamo di carteles cubani, ovvero i manifesti cinematografici che a Cuba si realizzano storicamente secondo precisi criteri grafici e che sono ormai assurti a piccole opere d’arte anche per la caratura degli artisti che vi mettono mano.

È italiana una delle più complete collezioni al mondo di carteles, la Collezione Bardellotto, spesso protagonista di mostre su e giù per la Penisola fra cui quella storica al Museo del Cinema di Torino.

Geniali, sintetiche rielaborazioni del nocciolo del film, spesso con una punta di ironia, i carteles sono anche uno dei più bei souvenir che si possano acquistare sull’Isla Grande, magari nei mercatini come quello in plaza de Armas (foto sotto). Vediamone dunque la storia.


Cuba ha seguito sempre con attenzione le cinemato­grafie estere, riproponendo senza censure i titoli di maggior successo (con più o meno ritardo) anche nelle più remote lo­calità di campagna, non dotate di una sala cinema­tografica, grazie al Cine Móvil, sorta di cinecarrozzone itinerante che viaggiava per tutta l’Isla montando uno schermo nelle piazze e allestendo perfino rassegne sul cinema italiano, francese o polacco. Già negli anni Sessanta i cubani ebbero modo di vedere film come Quarto pote­re di Orson Welles, Rashomon di Akira Kurosawa e Il medico della mutua del nostro Luigi Zampa.

Una foto del Malecón, così a buffo

L’Icaic, l’Istituto Cubano dell’Arte e dell’Industria Ci­nematografica, si concedeva un unico vezzo: rifare le locandine, forte di una tradizione grafica fra le più vitali e interessanti del panorama artistico moderno. Fil rouge dei carteles sono da sempre il formato, rigorosamente 76×51 cm, la tecnica serigra­fica su carta e un’uniformità stilistica di fondo, pur declinata in modo personale dai vari artisti che si sono succeduti nel corso dei decenni e che rispondono ai nomi di René Azcuy, Bachs, Raúl Martínez, Rostgaard, Ñiko, Morante, Reboiro, Julio Eloy: nei loro lavori si in­trecciano influenze pop e optical, passando per mo­tivi liberty ed eredità afro-cubana.
Ultimo in ordine di tempo è Ares, che ha realizzato la locandina per il concerto che i Rolling Stones hanno tenuto all’A­vana il 25 marzo del 2016 (nella foto).

Se i più re­centi, tra i quali quello geniale di Nelson Ponce per Arancia meccanica, si trovano ancora a buon prezzo, altri raggiungono quotazioni decisamente elevate anche per via della bassa tiratura d’origine: a causa della scarsità della carta e dei colori, era un’ardua impresa arrivare alle duecento copie. Solo i carteles dei documentari di propaganda potevano arrivare a quattrocento. Per questa ragione anche nei mercatini di strada i prezzi variano considerevolmente.

Testo parzialmente già pubblicato nella Guida Verde Cuba, Touring Editore, 2017

PS: la foto in copertina è quella del ristorante più buono dell’Isla, sperando che abbia resistito alla pandemia.

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

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