Stanley Kubrick e la parola scritta

È vero che gli anglosassoni prestano meno attenzione all’ortografia rispetto a noi (un noi generico), ma fa così strano leggere tanti errori negli appunti scritti da Kubrick: ecco un aspetto su cui non era ossessivo e ultraprecisetto, ma anzi piuttosto trasandato.

Del resto ricordo clamorose discontinuità nel montaggio di una scena di Barry Lindon proprio in relazione a un testo che si accorciava, si allungava e si riaccorciava fotogramma dopo fotogramma: un’inezia ma mi chiedo se c’entri il fatto che si trattava di parole.

È noto che SK non fosse un buono scolaro, particolarmente carente proprio in inglese. E anche in seguito continuò a nutrire avversione per la parola scritta, stando almeno a un paio di sue dichiarazioni. Qualche suo biografo ipotizza in effetti che soffrisse di una forma contenuta di dislessia.

Ma chissà: forse per questo finiva col girare film sempre più belli dei libri : )

(screenshot provenienti da S. is for Stanley, il documentario di Alex Infascelli dedicato all’assistente personale di Kubrick Emilio D’Alessandro, e di cui trovate QUI qualche mia considerazione)

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

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