My two cents su Ted Lasso

Lo dico qui dove nessuno mi legge: Ted Lasso è uno stronzo ipocrita!

Scherzo ma non troppo. Le due stagioni mi hanno divertita ma credo che la serie sia oggetto di un equivoco clamoroso, forse a causa dei tempi così polarizzati e poco dialettici che viviamo.

Il problema di questa serie, a mio modo di vedere, è che lascia un guinzaglio veramente troppo corto allo spettatore, costretto a pensare e sentire solo quello che altrove è stato deciso, come una sorta di Alex DeLarge, inchiodato a subire senza spazio per il raziocinio.

Ci sono opere che lasciano lo spettatore più libero e opere che lo lasciano meno libero. Ci sono opere che lasciano lo spettatore completamente allo sbando, senza alcun punto di riferimento (Titane è un po’ così, per esempio, perché manda input contraddittori); altre che problematizzano e si mettono in relazione con lo spettatore, lasciandogli spazio e confrontandosi con lui (tra le pellicole in sala un esempio è Ariaferma); e poi ci sono opere come Ted Lasso che passo passo dicono allo spettatore: qui devi ridere, qui devi empatizzare, qui devi sospettare, qui devi pensare “Ehi, ma che cosa artistica sto vedendo!”.

Questa caratteristica, affiancata al fatto che la serie racconta di buoni sentimenti mi lascia molto perplessa. Mi lascia la sensazione di essere stata manipolata. Buoni sentimenti ma compulsati a forza, buoni sentimenti ma col volto di Kathy Bates in Misery non deve morire (sto paradossando, sì).

Insomma, io a Ted Lasso non credo per niente. E sarò soddisfatta solo se alla fine della serie si scoprirà che è un figlio di puttana peggiore dell’ex marito della presidentessa.

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

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