Film menzionati: L’événement, The last duel, Les choses humaines, Spencer, A plein temps, 107 Mothers, The last daughter

Viste le premesse, non c’è da sorprendersi né da scandalizzarsi per la vittoria di L’événement di Audrey Diwan. Anche se non era il *più* bello della Mostra, è comunque un bel film e tratta un argomento di scottante attualità. Non sta scritto da nessuna parte che un cinefestival debba premiare la bellezza tout court (secondo chi, poi?). E anzi, se una tematica emerge così prepotentemente da una rassegna cinematografica, è a maggior ragione doveroso mettersi in ascolto.
Entriamo dunque nel vivo di questa ondata di film a tema femminile.
Di The last duel abbiamo accennato ieri, raccontando la (chiamiamola) gaffe di Ridley Scott. Il film si inserisce nella tendenza attuale, cui sempre ieri accennavamo, di riscrivere i generi classici alla luce dei tempi nuovi. Per dirla in soldoni: qui abbiamo una figura femminile che interviene attivamente in una vicenda di genere cavalleresco, tipicamente maschile. Il titolo del film farebbe pensare a una faccenda “da uomini” ma quello che si racconta è il “fuoriscena”.

Un altro dato di attualità del film di Ridley Scott è dato dalla scomposizione della vicenda nei punti di vista dei tre protagonisti: si tratta di una struttura drammaturgica sempre più diffusa, in un cinema che ormai ha poca fiducia in se stesso e nel potere significante delle proprie immagini. Mostrare tre punti di vista diversi significa di fatto rinunciare al proprio punto di vista, dismettere l’autore e, soprattutto, dichiarare che un’immagine sola non basta. Ed effettivamente la gaffe commessa da Scott confermerebbe qualche problema nella gestione e nella direzione di questo progetto.

Questa struttura drammaturgica è talmente diffusa che lo stesso giorno, poche ore prima, è stato presentato al Lido un altro film che raccontava uno stupro scomponendolo in più punti di vista. Una coincidenza straordinaria e, questa sì, forse non casuale. Si tratta di Les choses humaines di Yvan Attal, che nel 2019 portò a Venezia Seberg – Nel mirino. Questo film, però, più che denunciare l’insignificanza delle immagini, denuncia l’insignificanza della parola: il presunto carnefice e la presunta vittima si scontrano in tribunale in un impudico pornodibattimento che scava ovunque tranne che nella verità. La verità emergerà alla fine, solo grazie alle immagini.

Spencer di Pablo Larrain dipinge una Diana meno afflitta di quanto ci si potrebbe aspettare e di come, per esempio, appaia in The Crown. Intendiamoci: la Diana di Larrain è oltremodo afflitta, è bulimica, smarrita, compatita, inesorabilmente sola. Ma è anche una Diana ormai adulta e prossima al divorzio, consapevole del proprio potere e capace talvolta di giocarsela quasi ad armi pari col “nemico”. L’interpretazione larrainiana di Diana mi è sembrata dunque non indugiare più del necessario sul ruolo di vittima per rappresentare piuttosto Diana come un virus che attacca dall’interno un ecosistema, scompaginandone l’ordine. Certamente è una rappresentazione che va messa in relazione all’altra moglie celebre rappresentata da Larrain nel 2016, Jackie. Le due sono sostanzialmente speculari: tanto Jackie non faceva trapelare niente, quanto Diana fa – apparentemente? – acqua da tutte le parti. Quale delle due ha agito più potere? La risposta non è scontata.

Un altro interessante ritratto al femminile è quello di A plein temps di Éric Gravel, con Laure Calamy che forse qualcuno ricorda per la bella serie Dix pour cent, ora su Netflix. Il film racconta le – molto ansiogene – peripezie di una madre single durante un lungo sciopero dei mezzi pubblici che rischia di mandare in pezzi la sua vita. Il ritratto è interessante perché la donna sembra il capitano di un vascello che affronta una terribile tempesta (nel film piove molto!), prende decisioni rischiose e alla fine porta in salvo l’equipaggio. È così diverso, in fondo?

Un altro focus femminile che mi è piaciuto è stato quello dell’ucraino 107 Mothers, ambientato in un carcere che accoglie puerpere, a metà fra fiction e cinema del reale. Altri film mi sono piaciuti meno (per esempio The last daughter di Maggie Gyllenhaal) e quindi non ne parlo.
Qui trovate l’introduzione generale a questa edizione, qui e qui alcuni film che mi sono piaciuti.
PS: Il ritorno del western di cui ho parlato ieri è stato consacrato oggi dalla mise di JLo al Met Gala.
Copyright fotografie: @ Biennale di Venezia
3 pensieri riguardo “78esima Mostra del cinema / 2: storie di donne”