78esima Mostra del cinema / 1: le tematiche ricorrenti

Film menzionati: The last duel, Last night in Soho, The power of the dog, Old Henry, Inferno rosso. Joe D’Amato sulla via dell’eccesso, Django & Django

Avrete già letto un po’ ovunque che la 78esima Mostra, in tutte le sue sezioni maggiori e minori, in concorso e fuori concorso, ha proposto un gran numero di storie femminili, per lo più di violenza e sopruso, raramente di riscatto. Nei cinefestival ci sono sempre delle tematiche ricorrenti, che funzionano un po’ da termometro dell’anno passato, ma mai mi è capitato di constatare un monotematismo di tale portata.

Non è certo frutto di una scelta programmatica però dall’esterno sembrava davvero di essere a un cinefestival a tema: personalmente ho visto ben 6 film con stupri. Forse ce n’erano altri.

Varrebbe la pena chiedersi se tutto ciò sia utile o no, perché l’iterazione è sempre un’arma a doppio taglio. Lo sa Ridley Scott che in The last duel (nei link trovate i trailer laddove disponibili) ha messo in scena uno stupro da due differenti punti di vista: quello più blando dell’aggressore e quello decisamente violento della vittima. Poiché, però, lo stupro era già lampante nella prima versione, in conferenza stampa gli è stato giustamente chiesto perché mai avesse mostrato lo stupro due volte. (Al 28’25”. Spoiler: si è offeso.).

In verità ci sarebbe un altro tema ricorrente: molti film dell’ultima Mostra erano imperniati su sogni o allucinazioni o comunque una percezione distorta e/o alternativa della realtà: Last night in Soho di Edgar Wright, anzi, utilizza tutte e tre le dimensioni “alternative” della realtà, il sogno, l’allucinazione psicotica e la parapsicologia, in un caleidoscopio di generi e significati difficile da mettere a fuoco ma molto intrigante.
Ma, per quanto l’argomento sia abbastanza attuale visto l’ampliarsi a macchia d’olio della dimensione virtuale nelle nostre vite, si tratta pur sempre di un tipico metatema e accorgimento formale cinematografico, perciò la sua frequenza non è così significativa.

THE POWER OF THE DOG: BENEDICT CUMBERBATCH as PHIL BURBANK in THE POWER OF THE DOG. Cr. KIRSTY GRIFFIN/NETFLIX © 2021

Ho riscontrato anche un’inattesa frequenza di western. Mi riferisco in effetti a due soli film, The power of the dog di Jane Campion e Old Henry di Potsy Ponciroli, ma sono tanti se si considera che fino a qualche tempo fa il genere era dato per moribondo. E invece, parallelamente al ripensamento in corso delle strutture sociali, il cinema ripensa giustamente le sue origini: si tratta infatti di due western anomali che decostruiscono i miti del cowboy il primo e del fuorilegge il secondo.

A questi due titoli di fiction si sono aggiunti due documentari a tema spaghetti-western, Inferno rosso. Joe D’Amato sulla via dell’eccesso, di Manlio Gomarasca e Massimiliano Zanin, che racconta il fuoriscena del cinema d’autore ovvero il cinema artigianale (ma che poteva essere d’autore se ci avesse creduto un po’ di più), e Django & Django di Luca Rea, interessante doc su Sergio Corbucci con un Quentin Tarantino generoso mattatore che introduce il discorso mescolando fiction e cinema del reale, cioè presentando Corbucci dal punto di vista di Rick Dalton.

Il mescolamento del dato reale con la fiction è un’altra chiave attraverso cui si può leggere questa 78esima Mostra (e il cinema contemporaneo in generale). Ma questo post si è già fatto lungo e quindi rimando alla prossima puntata. Stay tuned.

Una sola postilla: ci sono alcuni film che non sono riuscita a vedere e quindi «Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate»: le lacune più clamorose sono Dune, Un autre monde, Qui rido io, Illusions perdues, Madres paralelas.

Qui trovate alcuni dei numerosi film a tema femminile, qui e qui alcuni film che mi sono piaciuti.


Copyright fotografie: @ Biennale di Venezia

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

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