Non ho mai letto manuali per smettere di fumare ma sono convinta che la mia teoria sia unica al mondo e che nessuno vi ha mai detto quello che sto per dirvi. Secondo la mia speciale teoria, il requisito fondamentale che bisogna avere per riuscire a smettere di fumare è il CULO.

Yes: culo, fortuna, suerte. Non dipende solo da noi e dalla nostra capacità decisionale. Brutto sentirselo dire ma purtroppo è così.
Il punto è che smettere di fumare è una roba complessa che tira in ballo molteplici aspetti di sé, razionali e soprattutto irrazionali, contingenti e legati all’abitudine, psicologici e fisici, ed è logico che sia così perché anche fumare è una pratica complessa, che si fa veicolo di molti significati. È inevitabile dunque che l’interruzione di questo canale di trasmissione chiami a raccolta molti aspetti di sé non tutti razionalizzabili.
Ecco dunque che ci vuole culo: perché per portare a compimento un’impresa del genere ci vuole un incrocio a favore di molte combinazioni a corto, medio e lungo raggio.

Penso, anzi, che il modo peggiore per smettere di fumare sia farlo su basi solo razionali. Mi è capitato di provarci solo razionalmente e 2 o 3 giorni senza sigarette mi sono costati una fatica immane, il mio corpo era in costante allerta al punto che mi svegliavo di notte per l’astinenza, cosa mai successa quando ho smesso per una botta di culo.
Anzi, quando si tratta di smettere di fumare, credo che la cosa più razionale che uno può fare sia smettere prima che smettere si trasformi in una decisione da prendere solo col supporto della ragione, per esempio perché il medico te lo impone oppure per risparmiare.

Ma, se il segreto è avere culo, come si fa? Si fa in un solo modo: si prova e se non funziona non ci si abbatte. Si rimanda alla prossima volta, con immutata fiducia. Si può provare anche dieci o cinquanta volte, che problema c’è? Quando è la volta giusta, smettere di fumare non richiede uno sforzo sovrumano. Ci vuole impegno, certo, ci vuole determinazione, ma non è una fatica titanica. Il problema vero è azzeccare il momento giusto, e si capisce abbastanza in fretta se è la volta buona o no. Si capisce abbastanza in fretta se si sta accarezzando il gatto contropelo.

Quando per culo hai imbroccato la strada giusta, la sera in cui l’astinenza si presenta alla porta – perché a un certo punto si presenta, magari sottoforma di un irrefrenabile bisogno di prendere il tavolo a morsi o di sollevare le tramezze con le corna – riesci perfino a trovare l’escamotage per non buttare tutto all’aria: se mi è consentito l’ardito paragone, trovi l’escamotage con una determinazione pari a quella con cui Ulisse si fa legare all’albero maestro per resistere al canto delle sirene. Io, per esempio, una sera avevo il cervello che friggeva e gli occhi più fuori dalle orbite di Igor ma sapevo che non valeva la pena mollare perciò ho preso una matitina dell’Ikea fra l’indice e il medio e l’ho aspirata, e ho continuato a farlo finché non mi sono sentita cretina.

Il discorso sulla botta di culo vale per un paio di settimane, un mese al più: dà l’abbrivio. Dopo un mese che non si fuma bisogna far rientrare la razionalità dalla finestra e chiedersi: voglio veramente buttare alle ortiche questa epica botta di culo che mi è piovuta sulla testa? E la risposta, specie dopo una certa età, sarà ovviamente no perché fare tombola non è tanto facile.
In bocca al lupo!