Il manager degli Strokes

Enniente. Impaginando un pezzo per una rivista leggo che il manager degli Strokes è l’ex amministratore del noto locale newyorkese Mercury Lounge, Ryan Gentles. Copioincollo il nome del manager in Google per controllarne lo spelling e mi trovo davanti questo po’ po’ di manzo. E penso: “Eh vedi, nel mondo degli artisti, che sono di mente più aperta e spregiudicata, può anche succedere che un palestrato di siffatta stazza sia anche un manager di successo!”

E mi chiedo come gli Strokes, davanti a un tale concentrato di testosterone, gestiscano quel bisogno di conferma della propria virilità che affligge il 95% degli uomini, e tra me e me faccio loro i complimenti perché, francamente, non dev’essere facile.

Certo, è proprio un abbinamento strano, loro così bianchicci e dimessi e lui così nero e opulento. Si potrebbe dire che non entrano in competizione semplicemente perché praticano sport diversi. Questo è un tipo di discorso che i maschi tendono a rispettare perché hanno una mentalità più da branco, con gli animali alfa e gli animali beta eccetera, rispetto a noi donne che siamo delle senzadio. E poi forse gli Strokes riescono a riconquistare parte del terreno per altre vie, per esempio con le loro battute caustiche tipiche degli artisti tormentati. O forse gli importa una sega della virilità perché sono dei fattoni. E comunque, insicurezze a parte, si sa che il cameratismo maschile fa miracoli.

Certo che è proprio buffo: gli Strokes, che si presentano come 5 sfigati del sobborgo operaio di una qualunque città inquinata e fuligginosa, con i loro giubbotti spelacchiati e i loro cenciosi pantaloni di velluto, sono “le star”. Questo marcantonio con l’occhio languido e gli addominali al titanio è il contabile che tiene i cordoni della borsa. Pensa un po’. Poi vado a cercare altre foto del manzo, enniente, non è il manager, è un omonimo che fa l’attore.

Pubblicato da Fedefunk

Per lavoro scrivo di viaggi, nel tempo libero viaggio con i film

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