26 aprile 2020
Ho finalmente visto Piccole donne di Greta Gerwig e mi è piaciuto molto nonostante:
a. conosco a memoria la saga delle sorelle March
b. l’odiosa presenza dell’odioso Timothée Chalamet
c. la straniante presenza di Bob “Saul” Odenkirk
Fra le varie cose (scenografie e costumi stupendi), ho apprezzato molto:
a. la libera interpretazione in alcuni passaggi che danno corpo alla vicenda non solo rispetto allo stile letterario (era pur sempre un libro per bambine) ma anche rispetto ai nostri ricordi ormai frusti: insomma, non avrei retto un altro incipit con “Natale senza regali non è Natale”.
b. il riscatto di Amy, personaggio che la Gerwig usa intelligentemente come polo dialettico contrapposto a Jo che così viene sgravata dalla responsabilità di portarsi sulle spalle la vicenda (non a caso c’è quel passaggio inedito in cui la zia March investe Amy della responsabilità economica della famiglia)
c. il ritratto di Jo che, emancipata appunto dal proprio stereotipo romanzesco, diventa un personaggio più intrigante, complesso, contraddittorio e tutto quello che serve per essere uno scrittore: molto bella, in questo senso, la parte dedicata alla scrittura (e brava brava la Ronan)
d. il finale a Plumfield: confesso che Piccoli uomini è il capitolo della saga che ho sempre preferito e da piccola giocavo a essere un’alunna della scuola insieme a Daisy, Demy, Nat, Dan e Nan.
Aggiunte:
ammirevole lo sforzo della Gerwig di dare corpo al dramma della morte di Beth: quel montaggio alternato “in crescendo” fra le due malattie suona come un (caotico) tentativo di colmare quella che è una lacuna strutturale del romanzo, la morte di Beth appunto. Perché la Alcott l’ha fatta morire? Anzi, perché la descrive come condannata fin dalle prime pagine? È noto che il personaggio di Beth venne scritto in memoria di Lizzie, la vera sorella di Louisa May che morì giovane, ma questo è drammaturgicamente insufficiente e la Gerwig non può farci niente. Tutto ciò dà però la misura della difficoltà di far uscire i personaggi dalla pagina della Alcott e quindi dei meriti di Greta Gerwig
Cose che uhm:
a. l’odioso Timothée Chalamet rende il personaggio di Laurie ingiustamente vacuo. In fondo, pur d’indole giuliva, Laurie è l’unico coetaneo che apprezza e stima le nostre eroine nonostante la differenza di classe.
b. (mai) niente da dire su Louis Garrel, ma la provenienza tedesca del professor Bhaer aveva un senso nel cosmo alcottiano. Perché è stata eliminata?
Non mi soffermo sulle considerazioni femministe perché sono abbastanza ovvie e voi non siete scemi, credo.